La Cantina re li Breandi: tradizione e divertimento alla Festa della Castagna di Montella

 di Benedetta De Simone, classe IID

Ogni anno, durante la tradizionale Festa della Castagna di Montella, un gruppo di amici si riunisce per rievocare la figura dei briganti, dando vita alla storica "Cantina re li Breandi". Questo gruppo, che comprende anche mio padre, è formato da Giovanni, Carmine, Luigino, Adriano, Giuseppe, un altro Giovanni e Vincenzo, noto come “Cenzone.” La loro storia ha inizio nel 2013, grazie all'iniziativa di Luigino e Romolo, ma è solo nel 2018 che si è consolidata con la partecipazione di tutti.

L’idea originaria del gruppo era semplice e goliardica: travestirsi da briganti e aggirarsi tra le strade della sagra. Tuttavia, presto si resero conto che avrebbero avuto bisogno di un luogo dove fermarsi a mangiare e riposare. Così, trovarono una sistemazione idonea in via Pasquale Colucci, in una piccola stanza, molto caratteristica, posta direttamente su una strada di passaggio per i visitatori della Festa della Castagna.

Oggi, questo luogo è decorato con fotografie che ritraggono i membri del gruppo e con immagini storiche degli abitanti di Montella, oltre a oggetti tipici dell’Ottocento che contribuiscono a creare un'atmosfera d’altri tempi. Personalmente, amo questa tradizione che si è creata, anche perchè ormai partecipo anch'io in prima persona. E' un’esperienza unica e divertente. In particolare, passeggiare travestiti per il paese e osservare le reazioni curiose o sorprese delle persone è una delle parti più spassose. E poi, c’è il gioco dei soprannomi: ufficialmente siamo i "Breandi," ma spesso ci chiamano anche "Brandi," "Brendi," "Messicani," "Zampognari," e con altri appellativi fantasiosi.

Ogni volta che entro in quella cantina, l’aria è carica di allegria e spensieratezza, e il profumo del buon cibo riempie l’ambiente. Non è certo quella “la dimora dell’ultimo brigante”, che in realtà si trova tra le montagne.

Ma chi è, dunque, l’ultimo brigante? Secondo la tradizione locale, l’ultimo brigante sarebbe Alfonso Carbone, affiancato dal celebre Francesco Cianci, noto come "Cicco Cianci," una delle figure più conosciute e ammirate nella storia del brigantaggio.

Ecco una loro breve biografia:

Francesco "Cicco" Cianci
Francesco Cianci, soprannominato "Cicco," è ricordato come uno dei briganti più temuti e influenti della sua epoca. Nato il 20 gennaio 1827, entrò presto in contatto con la giustizia, guidando già in giovane età, assieme ai suoi zii e nonni, una spedizione punitiva contro alcuni cittadini di Cassano Irpino, accusati di aver ucciso un montellese e ferito i suoi familiari. La spedizione, partita con l'intento di devastare il paese, fu respinta dai cassanesi, ma non tardò l'intervento delle forze dell'ordine: i soldati arrivarono a Montella per arrestare i responsabili.

Dal 1850, il nome di Cianci divenne tristemente famoso in Irpinia, associato a crimini e saccheggi. La sua banda crebbe di numero, accogliendo nuovi briganti provenienti dalla banda Cirino, fino a diventare il temuto gruppo Cianci-Cirino. Persino il sindaco di Montella divenne bersaglio della sua collera: in una lettera minatoria del 10 luglio 1866, Cianci lo accusava di voler mandare il figlio adolescente al fronte, minacciando di incendiare le sue proprietà e scatenare una violenza inimmaginabile qualora non avesse desistito. Negli ultimi anni di attività, il brigante Cicco Cianci si trovò accerchiato dalle forze dell’ordine e costretto a fuggire di continuo. Il 21 novembre 1866, una squadra di carabinieri comandata dal maresciallo Angelo riuscì infine a circondarlo. Dopo un feroce scontro, il maresciallo lo uccise, ponendo fine alla sua vita e alle sue razzie. Il corpo di Cianci fu esposto in piazza Sebastiano Bartoli, dove subì sfregi da parte della popolazione stanca delle sue violenze.

Alfonso Carbone
Alfonso Carbone, noto come l’ultimo brigante di Montella, nacque il 5 settembre 1847. Nel 1867, Carbone si diede alla clandestinità dopo aver commesso un omicidio per vendetta e si unì alla banda di un brigante di fama, il temuto Pico. La sua presenza segnò un periodo di paura per i cittadini di Montella e dei paesi limitrofi, divisi tra chi sosteneva i briganti e chi li condannava. Durante il 1869, a fronte di numerosi furti e violenze, Carbone dichiarò la resa della banda, ma la sua promessa non trovò credibilità tra le autorità e i cittadini.

Pur essendo dotato di intelligenza, Carbone era considerato un "brigante d’occasione," a differenza di Pico, che incarnava pienamente il ruolo di "brigante nato." La situazione si complicò ulteriormente quando scoppiò un conflitto tra i due: Pico perse la vita, e con lui si chiuse una stagione di scelleratezze. Nel 1871, Carbone fu processato ad Avellino per i numerosi crimini commessi dalla sua banda. In carcere, riuscì a comunicare tramite lettere, in una delle quali, datata 17 marzo 1870, si appellava al maggiore Orso e al generale Pallavicini affinché si velocizzassero i dibattimenti. Tuttavia, il suo processo fu lungo e complesso, con accuse aggiuntive che portarono infine a una sentenza di colpevolezza per ben 14 reati.
Il 1° agosto 1871, Alfonso Carbone fu condannato a morte assieme ad altri sei briganti per i delitti più gravi. L’ultimo brigante di Montella, Alfonso Carbone, fu giustiziato nel 1872, ponendo fine a una vita di violenza e lasciando un segno indelebile nella storia del brigantaggio in Irpinia.

Commenti

  1. Un bel articolo, complimenti sintetizzato molto bene. Continuate così 🥰👍🏻

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  2. Complimenti, articolo molto bello 👍🏻😍

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